Ex Ilva, la Corte d'appello conferma lo stop all'area a caldo. Gli altoforni di Taranto vanno spenti entro fine ottobre
La Corte d'appello di Milano ha respinto la seconda istanza di sospensiva di Acciaierie d'Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria. L'udienza si era tenuta il 30 settembre. Le società chiedevano di rinviare lo stop almeno al 20 ottobre, quando la Cassazione esaminerà i loro ricorsi; i giudici hanno risposto che la data di quell'udienza non cambia il quadro. Lo spegnimento di cokerie e altoforni va completato entro fine ottobre (il 28, secondo alcune testate). La ripartenza è legata alla rimozione dell'amianto e al rientro delle polveri sottili nei limiti. Per i giudici prevale il diritto alla salute. Secondo Il Post riprendono le procedure di licenziamento collettivo per circa 2.500 lavoratori dell'indotto.
Taranto è il più grande stabilimento siderurgico italiano. Fermare l'area a caldo significa fermare la produzione di acciaio primario, con effetti su occupazione, indotto e forniture all'industria.
Se lavorate nella filiera dell'acciaio o in Puglia, le prossime settimane decidono cassa integrazione e commesse. Per gli altri, la questione pesa sul conto pubblico dei salvataggi.
Dopo decenni di rinvii, i giudici fanno valere la salute dei cittadini di Taranto: un impianto che inquina oltre i limiti non può continuare a produrre.
Spegnere gli altoforni senza un piano industriale rischia di chiudere per sempre l'acciaio italiano e di lasciare migliaia di persone senza lavoro.
Il 20 ottobre è la data chiave: se la Cassazione non interviene, lo spegnimento diventa inevitabile. Guardate anche come viene gestito l'altoforno: un fermo «in preriscaldo» lascia aperta la ripartenza, uno spegnimento completo no.
DailyDrop Edizione Italia N. 1 · Edizione del mattino · lun 5 ott 2026