Giovedì 8 ottobre la Camera ha approvato in via definitiva la riforma elettorale con 227 voti favorevoli, nel voto finale a scrutinio segreto (ANSA, Il Post). Era l'ultima lettura dopo il Senato; il governo aveva posto la fiducia sui primi tre articoli. Il sistema ha base proporzionale, abolisce quasi tutti i collegi uninominali e dà un premio di maggioranza a chi supera il 42% in entrambe le Camere; restano le liste bloccate, entra il voto dei fuorisede (Open). Le opposizioni hanno parlato di «legge truffa» e preparano ricorsi per arrivare alla Consulta prima del voto. Meloni: «Centrodestra unito, avanti così». Fazzolari ha evocato elezioni a giugno, Tajani preferisce la fine della legislatura.
La legge stabilisce come si formeranno le prossime maggioranze. Il premio rende più probabile un vincitore chiaro, ma l'obbligo di coalizioni e candidato premier cambia anche la strategia dell'opposizione, che deve unirsi per competere.
Alle prossime politiche voterete con liste bloccate e un premio per la coalizione che supera il 42%. Se vivete fuori sede per studio o lavoro, la riforma introduce la possibilità di votare dove vi trovate: le modalità arriveranno con i regolamenti.
Una legge che garantisce un vincitore la sera del voto dà stabilità ai governi, il problema italiano di sempre.
Un premio così ampio e le liste bloccate consegnano molto potere ai partiti e poco agli elettori; la Consulta dovrà valutare la proporzionalità.
Ora contano due calendari. Quello dei ricorsi: se la Consulta si pronuncia già a febbraio, come ipotizza la Repubblica, le regole potrebbero cambiare prima del voto. E quello politico: l'idea di elezioni a giugno divide la maggioranza. Il 227 di oggi dice che la coalizione regge; la scelta della data dirà quanto.
ANSA (227 sì, reazioni, ricorsi, Fazzolari e Tajani, sondaggio Youtrend) · Il Post (approvazione definitiva) · la Repubblica (cronaca d'aula, analisi) · Open (contenuto della legge) · RaiNews · Il Sole 24 Ore (candidato premier e primarie) · Panorama
La nuova legge elettorale è legge. 227 sì nel voto segreto, le opposizioni: «Una truffa»
Proporzionale con premio di maggioranza, quasi niente collegi uninominali, liste bloccate. Meloni: «Centrodestra unito, avanti così». Le opposizioni preparano i ricorsi e guardano alla Consulta.
Giovedì la Camera ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale con 227 voti favorevoli, nel voto finale a scrutinio segreto, riferiscono l'ANSA e Il Post. È l'ultima lettura: il testo era già passato al Senato e lunedì il governo aveva blindato con la fiducia i primi tre articoli. Martedì la prima fiducia aveva raccolto 226 sì: nel segreto dell'urna la maggioranza non ha perso voti, anzi ne ha guadagnato uno. Il percorso era cominciato a luglio con la prima lettura alla Camera, 217 sì e 152 no secondo AGI; il 1° ottobre le pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni erano state respinte con 229 voti. In aula le opposizioni hanno esposto cartelli con la scritta «legge truffa»; la Repubblica racconta un'aula strapiena, in cui parla di «vedette» di Fratelli d'Italia e di «trucchi sulla pulsantiera».
Il sistema, spiega Open, ha una base proporzionale, abolisce quasi tutti i collegi uninominali e assegna un premio di maggioranza a chi supera il 42% dei voti in entrambe le Camere. Restano le liste bloccate; durante l'esame è entrato il voto per i fuorisede. L'ANSA ha pubblicato una scheda dal premio alle preferenze, RaiNews una guida su «come voteremo». Secondo il Sole 24 Ore l'obbligo di indicare il candidato premier costringe il centrosinistra a scegliere il proprio: Schlein e Conte vanno verso le primarie, e Conte ha già proposto un tavolo sul programma subito dopo l'assemblea del Pd. Per la Repubblica è la legge «dei paradossi»: meno donne elette, poche preferenze, stabilità incerta.
Giorgia Meloni rivendica la compattezza della coalizione: è «la risposta coi fatti a chi sperava in un centrodestra diviso», ha detto, e «ora gli italiani potranno scegliere tutto, anche i parlamentari». Le opposizioni annunciano ricorsi, con l'obiettivo di arrivare a una pronuncia della Corte costituzionale prima del voto, riferisce l'ANSA. Resta aperta la data delle elezioni: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha evocato un voto a giugno, ma per Antonio Tajani Forza Italia vuole votare a fine legislatura. Un sondaggio Youtrend citato dall'ANSA stima che con lo «Stabilicum» il centrodestra vincerebbe solo alleandosi con Vannacci.