Ex Ilva, la Procura generale della Cassazione si oppone allo stop dell'area a caldo e le Sezioni unite si riservano la decisione
Le Sezioni unite civili della Cassazione hanno esaminato martedì 20 ottobre i ricorsi di Ilva e di Acciaierie d'Italia contro il decreto della Corte d'Appello di Milano che impone lo stop dell'area a caldo di Taranto, e si sono riservate la decisione (Rai News, Quotidiano di Puglia). La Procura generale ha detto no allo stop e ha chiesto di bilanciare salute e produzione (ANSA, La Stampa). L'avvocato generale Birritteri ha detto che la pericolosità dell'amianto è indiscussa ma che la Corte d'Appello di Milano la desume e non la accerta (ANSA). Affaritaliani scrive che il decreto prevede lo spegnimento degli altoforni entro ottobre e che al ministero si tratta sulla cassa integrazione di 8.622 lavoratori.
La Cassazione non rivaluta i fatti ma controlla se il giudice ha applicato bene le regole: la Procura generale sostiene che a Milano mancava un bilanciamento tra diritto alla salute e produzione. Se il decreto fosse annullato, gli impianti non si fermerebbero alla scadenza.
Se lavori nell'indotto o abiti a Taranto, il punto è la scadenza di ottobre: segui i comunicati dei sindacati e del ministero sulla cassa integrazione, perché la decisione può cambiare turni e commesse.
Per la Procura generale lo stop non basta se non si bilanciano salute e produzione, e il pericolo non è stato accertato (ANSA, La Stampa).
Per i cittadini di Taranto che hanno presentato controricorsi il decreto milanese va confermato, perché la pericolosità dell'area a caldo è indiscussa (Quotidiano di Puglia, ANSA).
Confermato: la riserva delle Sezioni unite e la posizione della Procura generale contro lo stop. Non confermato: l'esito e il giorno della decisione. Da seguire: la sentenza, la scadenza di ottobre del decreto e la cassa integrazione di 8.622 lavoratori.
DailyDrop Edizione Italia N. 17 · Edizione del mattino · mer 21 ott 2026