Venerdì 9 ottobre il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il premio per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem «Navi» Pillay, 85 anni, «per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale» (ABC News, Reuters, AP). Pillay è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale e Alto commissario Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014. Israele ha attaccato la scelta e Trump l'ha definita «vergognosa» (ANSA). Poche ore dopo gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale nel suo complesso (Reuters in esclusiva, AP, Guardian). Secondo il Washington Post le misure mirano a tagliare la Corte fuori dal sistema finanziario globale e minacciano i Paesi che fanno affari con essa. Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di «tribunale canaglia» (ANSA); la Corte ha risposto che «respinge con fermezza» le sanzioni.
Il premio più politico del mondo e un provvedimento americano arrivano nello stesso giorno sullo stesso tema: chi può chiedere conto a un governo di crimini di guerra. La Corte dipende dagli Stati per eseguire i mandati d'arresto e dalle banche per pagare stipendi e fornitori: le sanzioni colpiscono proprio questa seconda leva.
Non cambia nulla di immediato per chi vive in Italia. Conta però per l'Europa: se le aziende e le banche europee dovranno scegliere tra lavorare con la Corte e rispettare le misure americane, la questione arriverà presto a Bruxelles e a Roma. Il governo ha già detto di sostenere la Corte.
Chi difende la Corte sostiene che colpire un tribunale significa colpire il principio che nessuno è sopra la legge, e che l'Europa deve proteggerlo con strumenti concreti.
Washington e Israele sostengono che la Corte sia politicizzata e persegua in modo ingiusto i loro cittadini e alleati; per loro il premio a Pillay conferma la parzialità, già denunciata, della giustizia internazionale.
Il premio e le sanzioni si leggono insieme: il Nobel ha messo la Corte sotto i riflettori, Washington ha scelto di colpirla nello stesso giorno. DailyDrop non ha ancora visto il testo del provvedimento, quindi non può dire quali conti o fornitori siano toccati. Da seguire: la risposta dei governi europei e se le banche continueranno a lavorare con l'Aia.
Reuters · AP · ANSA · The Guardian · The Washington Post · 9 ottobre 2026
Nobel per la Pace a Navi Pillay. Poche ore dopo, gli Stati Uniti sanzionano la Corte penale internazionale
L'Unione europea definisce le misure «deplorevoli» e l'Italia ribadisce il suo sostegno alla Corte; Israele e Trump attaccano il premio. Oggi, sabato, si guarda alle risposte dei governi europei.
Venerdì il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il premio per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem «Navi» Pillay, 85 anni, «per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale» (ABC News, Reuters, AP). Cresciuta sotto l'apartheid, Pillay è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, poi Alto commissario Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014 (Le Monde, CBS News). Di recente ha presieduto la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite che ha parlato di «genocidio» a Gaza (Le Monde). Alla tv tedesca ha detto che i processi di Norimberga l'hanno ispirata e che il premio mostra quanto la giustizia penale sia importante (Tagesschau). Le reazioni sono state dure: Israele ha definito la scelta «grottesca» e un esponente ha detto che «Goebbels applaude dall'inferno» (ANSA, Deutschlandfunk), mentre Donald Trump l'ha giudicata «vergognosa» (ANSA).
Poche ore dopo Washington ha colpito la stessa istituzione che Pillay ha servito. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale nel suo complesso, riferiscono in esclusiva Reuters e poi AP e Guardian. Secondo il Washington Post le misure mirano a tagliare la Corte fuori dal sistema finanziario globale e minacciano punizioni ai Paesi che fanno affari con essa. Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di «tribunale canaglia» (ANSA). La presidente della Corte, Tomoko Akane, ha risposto che l'istituzione «respinge con fermezza» le sanzioni, un «attacco allo Stato di diritto» (The Hill). L'Unione europea le ha definite «deplorevoli» e si è detta pronta a garantire il lavoro della Corte (ANSA, Euronews); l'Italia ha confermato la fiducia nella Corte e la contrarietà alle sanzioni (ANSA, Il Resto del Carlino, la Repubblica).
Una dichiarazione congiunta dei ministeri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito ha ribadito il sostegno alla Corte (GOV.UK). Pillay si è detta scioccata dalle sanzioni ma ha dichiarato di credere «fermamente» nel tribunale (Der Spiegel). La Corte ha sede all'Aia e giudica persone accusate di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, quando ha giurisdizione; non è un organo dell'Onu e non ha una polizia propria. Per questo la sua forza dipende dagli Stati che eseguono i mandati d'arresto e, ora, anche dalle banche che continuano a lavorare con essa. DailyDrop non ha ancora visto il testo del provvedimento americano e non può dire quali conti, stipendi o fornitori siano colpiti: i dettagli arrivano per ora dalle agenzie. Da seguire: se i governi europei useranno strumenti per proteggere la Corte e se Washington estenderà le misure a chi collabora con l'Aia.